Il pino è un po’ l’albero simbolo dell’Italia, essendo molto diffuso nella penisola. E’ associato all’idea di immortalità e di inflessibilità, per via del suo fusto alto e dritto. Il pino è una conifera che comprende oltre 100 varietà, è una pianta molto diffusa dalla pianura all’alta montagna. Vediamo insieme quelle più diffuse.

Pino silvestre

Il Pino Silvestre è un albero di prima grandezza, alto sino a 30 m, molto longevo e molto resinoso, a tronco diritto o tortuoso in rapporto alle condizioni atmosferiche. Con la sua corona rada, irregolarmente ramificata il pino ha rami principali verticali e orizzontali ad apice rivolto in alto in formazioni chiuse o ampia in alcune specie; la corteccia è squamosa, rosso-ocracea in gioventù per poi diventare con gli anni grigio-bruna e solcata.

Le foglie sono lineari, più brevi nelle razze settentrionali, più lunghe in quelle meridionali, ritorte, dure e pungenti, di colore verde-glauco. I fiori maschili sono amenti brevi giallo-rosei, i fiori femminili sono amenti rotondeggianti terminali, comunemente chiamate pigne, solitari o in gruppi di 2-3, brevemente peduncolati, di colore grigio o bruno-chiaro, con squame opache e umbone. I semi sono piccoli, bruni, con ala lunga 15-20 mm. Fiorisce da aprile a giugno.

Tapinoma Melanocephalum
Pino chiaro

Il Pino silvestre si estende in quasi tutta l’Europa, dalla Spagna alla Manciuria, e al nord si spinge sino in Scandinavia. In questo vasto areale vanno distinte numerose specie. In Italia vive spontaneo solo nelle Alpi e in poche stazioni dell’Appennino settentrionale.

Specie lucivaga, xerofila e frugale, indifferente al substrato purché non eccessivamente arido, forma boschi puri, dette pinete, o vive in consorzio con il Peccio e con il Larice; predilige le grandi valli continentali, secche e assolate, dette appunto valli a Pino silvestre. Per questa sua frugalità e larga adattabilità, accompagnata da un accrescimento abbastanza rapido, si usa molto nei rimboschimenti, così nelle alte pianure del Nord e sulle pendici montane asciutte.

Il legno del Pino Silvestre, ad alburno bianco 

e durame rossiccio, con anelli annuali ben distinti, è resinoso, tenero e di facile lavorazione, ma di valore assai diverso a seconda delle razze e delle provenienze; si impiega in lavori di falegnameria corrente, per tavolame e travame d’opera, puntoni da miniera e, iniettato, per traverse ferroviarie. L’industria cartaria lo usa per cellulosa e pasta meccanica. Dalla distillazione del legno si ricava la pece navale o pece nera, usata per calafatare le navi, e il nero-fumo.

Pino nero

Il Pino nero è albero di prima grandezza, alto sino a 40 m, molto longevo e molto resinoso, a tronco diritto e corona densa piramidale o più o meno espansa con rami verticillati e orizzontali; corteccia grigio-nerastra profondamente fessurata con l’età.

Foglie lineari, rigide, scabre al margine, acuminate e un po’ pungenti, di colore verde-cupo. Fiori maschili in amenti sessili, cilindrici, gialli; fiori femminili in amenti brevissimamente peduncolati, verdi o rossi. Strobili solitari o a gruppi di 2-4, sessili ovato-conici, lucidi, con umbone prominente e mucronato. Semi cinereo-oscuri, con ala lunga 25 mm più oscura, maturanti in due anni. Fiorisce da maggio a luglio.

Il ciclo del Pino nero è costituito da un numeroso complesso di piccole specie o razze geografiche, presenti in un vasto e frazionato areale circummediterraneo che si estende dalla Crimea alla Spagna e all’Africa minore non sempre facilmente differenziabili sulla base di caratteri morfologici; è determinante il portamento, l’ecologia e in pratica la specifica area geografica di vegetazione.

E’ dunque una specie collettiva nella quale si differenziano quattro specie principali corrispondenti ad altrettanti settori di areale: 

immagine di pino nero
Pino nero

Interessano l’Italia il Pino nigra austriaca, spontaneo nelle Alpi orientali , il Pino laricio italica e il Pino laricio calabrica. Il primo si distingue per il colore verde cupo delle foglie e per la carena acuta delle squame, il secondo per il colore verde più chiaro delle foglie, che sono anche più sottili, e per la carena ottusa delle squame.

Specie lucivaga e xerofila, resistente ai venti, al gelo e all’aridità del substrato, il Pino Nero si adatta bene ai terreni più diversi; per questa sua frugalità, accoppiata a rapidità di accrescimento, trova larghissimo impiego nei rimboschimenti.

Il legno del Pino nero, ad alburno bianco e durame bruniccio, con anelli annuali ben distinti, è tenero e resinoso; il suo valore è alquanto diverso in rapporto alle diverse razze; tra le nostrali il più pregiato è quello del Pino laricio.

Pino montano

Il Pino Montano è alto al massimo 3-4 m con rami verticillati con apici rivolti verso l’alto, e corteccia grigio-nerastra (mai ocracea come nel Pino silvestre).

immagine di pini montani innevati
Pino montano

Foglie lineari, dure, di colore verde-scuro, mai glaucescenti, pungenti. Fiori maschili in amenti verticillati o terminali, gialli; fiori femminili rosso-violacei. Strobili ovato-conici o rotondeggianti  variabili sia per il profilo sia per lo scudetto in rapporto alle diverse razze. Semi piccoli, nerastri, con ala esile più breve che nel Pino silvestre. Fiorisce da aprile a giugno.

Il Pino montano è specie montana europea, che vive nelle Alpi e Appennini, nei Pirenei, Carpazi e 

Balcani; in Italia è un albero molto diffuso sulle Alpi, e negli Appennini abruzzese e campano. Specie mediamente lucivaga microtermica e basifila, predilige i terreni calcareo-dolomitici; vive gregaria in associazioni pure (mugeti) o in consorzio con altre conifere e arbusti montani, ed è un importante costituente della boscaglia alpina nell’orizzonte degli arbusti contorti sino oltre il limite della vegetazione forestale e arborea.

Nelle sue forme prostrate esplica una importante azione protettiva in alta montagna, con il consolidamento dei macereti e con l’imbrigliamento delle masse nevose, grazie ai suoi lunghi e flessibili rami, così da impedire i movimenti di valanga, sin tanto che la coltre nevosa non ha superato in altezza lo strato arbustivo. Si usa nei rimboschimenti di alta quota.

Il legno del Pino Montano pur essendo ottimo e di facile lavorazione è suscettibile di limitate applicazioni per le modeste dimensioni di solito raggiunte; idoneo per piccoli lavori, rivestimenti e mobili. Nell’industria cartaria può essere utilizzato per cellulosa e pasta meccanica. Dai ramuli si distilla un olio essenziale, l’olio di mugo, con proprietà medicamentose, ad azione balsamica, anticatarrale e antiputrida, sia per uso interno che esterno.

Pino marittimo

Il Pino Marittimo è un albero di seconda grandezza, alto sino a 20-30 m, molto resinoso, con tronco slanciato e rami verticillati orizzontali formanti una corona piramidale-ovata espansa, talvolta anche ombrelliforme, più irregolare di quella del Pino domestico; corteccia di colore rosso-ferrugineo, spessa e profondamente fessurata nelle piante adulte.

Foglie lineari, robuste e rigide, un po’ pungenti, di colore verde-scuro. Fiori maschili in amenti numerosi gialli; i femminili di colore giallo soffuso di violaceo. Strobili ovato-conici, spesso un po’ asimmetrici, non resinosi, subsessili e riflessi, riuniti in gruppi di 2 a 4, rosso-lucidi, con squame carenate e umbone prominente. Semi piccoli, neri e opachi con lunga ala. Fiorisce da aprile a giugno.

Il Pino marittimo ha una distribuzione limitata al bacino mediterraneo occidentale e sino alle coste atlantiche dell’Europa. In Italia è frequente nei boschi litoranei e collinari del versante tirrenico ; penetra più profondamente del Pino domestico negli entroterra e sale in altitudine sino a 1000 m.

Specie lucivaga, termofila e xerofila, è indifferente alla natura litologica e alla reazione del terreno pur prediligendo i terreni silicei e  forma boschi 

pino-marittimo
Pino mediterraneo

puri (pinete) o anche misti in consorzio con il Pino domestico e con il Cipresso.

Per la sua notevole resistenza alla salsedine assolve una funzione importante nella costituzione dei boschi litoranei e delle fasce frangivento a protezione delle più suscettibili pinete di Pino domestico e delle colture agrarie. La sua frugalità e rapidità di accrescimento conferiscono elevato valore a questa specie che è preziosa per la selvicoltura mediterranea italiana; specie di primo merito per alberature stradali in zone litoranee.

Il legno del Pino Marittimo, ad alburno biancastro e durame rossiccio, con anelli ben distinti, a grana grossolana e resinoso, è tenero; ha caratteristiche tecnologiche e utilizzazioni del tutto simili a quelle del Pino domestico. Produzione accessoria, quella della resina.

Pino loricato

Il Pino Loricato è un albero di seconda grandezza, alto sino a 20 m nelle forme erette, ma talora più basso e tozzo nelle forme ramificate dalla base; corona piramidale con rami grigio-chiari marmorizzati per la presenza delle cicatrici fogliari; corteccia fessurata in grandi placche romboidali con scaglie lucenti che la fanno rassomigliare a una corazza.

Foglie lineari rigide e pungenti, di colore verde-scuro. Strobili solitari, ovoidali con squame piramidali a mucrone breve e ricurvo, maturanti in due anni. Fiorisce in giugno.

Specie montana e rupicola, spiccatamente xerofila e calcicola, il Pino Loricato resiste bene al clima di altitudine e all’aridità.

pino loricato
Pino loricato

Si trova soprattutto tra i Balcani e l’Italia meridionale, ove vive, sparso o in piccoli gruppi, sui monti dell’Avellinese, della Calabria e della Lucania, tra 900 e 2270 m.

Il pino loricato è  forestalmente interessante perché è utilizzato per i rimboschimenti appenninici delle pendici calcaree di altitudine, come specie pioniera e preparatoria analogamente al Pino nero.

Il legno del Pino Loricato non va distinto in pratica da quello del Pino nero di Calabria e si utilizza per i medesimi scopi; i tronchi migliori si usano per la fabbricazione di mobili e di serramenti.

Pino domestico

Il Pino Domestico è un albero di seconda grandezza alto sino a 20 m, molto resinoso, a tronco eretto, nudo nei due terzi inferiori, ramificato in alto con rami verticillati espansi a formare una corona caratteristicamente ombrelliforme; corteccia scagliosa e rosso-brina nelle piante giovani indi screpolata e divisa in grandi placche romboidali grigie.

Foglie lineari, acute ma non pungenti, di colore verde-glauco. Fiori maschili in amenti piccoli e gialli; i femminili rosso-violacei. Strobili solitari o abbinati molto compatti e pesanti, resinosi, ovato-globosi, con squame bruno-rossicce, lucide, terminanti in un largo scudo piramidale con umbone centrale grigio. I semi, detti pinoli, sono grandi, protetti da un guscio osseo rosso-scuro ornato da un’ala brevissima e maturano in tre anni. In coltivazione una var. fragilis a guscio sottile che può essere schiacciato con le mani. Fiorisce da aprile a giugno.

Il Pino domestico è albero mediterraneo per eccellenza, il cui areale si estende dalla Crimea al Portogallo e all’Algeria. In Italia è frequente, ma il suo indigenato è dubbio perché la specie è stata diffusa con la coltivazione da antichissima data e le pinete litoranee di notevole bellezza e importanza, alcune delle quali di nota fama, sono tutte il risultato di impianti artificiali.

Specie lucivaga e termofila, predilige i litorali marittimi e i colli solatii, e prospera in terreni 

pino domestico
Pino domestico

sciolti, sabbiosi e freschi.
Penetra poco nell’entroterra e solo eccezionalmente si spinge in altitudine sino a 700-800 m. Forma boschi puri (pinete) nell’orizzonte climaxico delle sclerofille. Specie di primo merito nelle alberature stradali litoranee.

Il legno del Pino Domestico, ad alburno bianco-rosato e durame bruno, con anelli distinti, è tenero e resinoso; resiste bene all’umidità per cui trova impiego nelle costrizioni navali, per palafitte, per puntoni da miniera e per traverse ferroviarie previa impregnazione: si usa anche in falegnameria corrente. Nell’industria cartaria si utilizza per cellulosa e pasta meccanica. Altri prodotti sono i pinoli di largo consumo nell’industria dolciaria e per l’estrazione dell’olio, la resina e la corteccia che è tannica.

Pino d'aleppo

Il Pino d’Aleppo è un albero di terza grandezza, alto 15-20 m, molto resinoso, a tronco di solito contorto e corona rada irregolare, di forma piramidale-aperta o globoso-espansa, con rami verticillati e irregolari, corteccia grigio-cenerina da giovane, indi bruno-rossastra, fessurata e profondamente screpolata.

pino d'aleppo
Pino d'aleppo

Foglie lineari sottili e non rigide, di color verde-chiaro. Fiori maschili in amenti numerosi e gialli; fiori femminili di colore verde-violaceo. Strobili solitari o appaiati, ovato-conici, brevemente peduncolati e un po’ riflessi, di colore rosso-scuro, lucidi, con apofisi quasi piane e umbone poco rilevato. Semi piccoli, nerastri, con ala lunga 15-20 mm, maturati nel secondo anno. Fiorisce da marzo a maggio.

Il Pino d’Aleppo è specie circummediterranea, largamente diffusa con la coltivazione da antichissima data, per cui è difficile distinguere l’areale primario da quello secondario; l’indigenato è dubbio anche per l’Italia, fatta eccezione per le pinete garganiche. Specie termofila, xerofila e lucivaga, è il più resistente dei pini alle condizioni estreme caldo-aride dell’ambiente mediterraneo, vive frugalissimo sui terreni calcarei litoranei, penetrando di poco nell’entroterra e sino all’altitudine massima di 600 m, forma boschi puri (pinete) o misti, in consorzio con il Leccio, il Pino domestico, il Cipresso, ecc., con sottobosco di macchia a Lentisco e Smilace, nell’orizzonte più caldo delle sclerofille sempreverdi.

In considerazione di questa frugalità e della rapidità di accrescimento viene largamente usato nei rimboschimenti dei terreni aridi litoranei di quasi tutta Italia e risponde ottimamente nelle alberature stradali in clima mediterraneo.

Il legno del Pino d’Aleppo, ad alburno chiaro e durame bruno-scuro, molto resinoso e pesante, è duro; per le sue caratteristiche di resistenza e durevolezza si usa nelle costruzioni navali , per palafitte, puntoni da miniera e in falegnameria per tavolame e imballaggi. Le schegge resinose si usano come combustibile e per farne torce; la corteccia tannica si usa per la concia e per la tintura delle reti da pesca. Le piante adulte si sfruttano anche con la resinazione. L’industria cartaria lo utilizza con profitto per cellulosa e pasta meccanica.

Pino calabrese

Il Pino Calabrese è un albero di terza grandezza, alto sino a 20  m, molto resinoso, a tronco spesso contorto e corona larga e arrotondata con rami irregolari; corteccia dura, di colore rosso-scuro, fessurata in età.

Foglie lineari, sottili e rigidette, scabre ai margini, di colore verdescuro. Amenti maschili numerosi e appressati, gialli; strobili ovato-conici, sessili, orizzontali o eretti, di colore rosso-bruno, lucidi, raggruppati in verticilli di 2-4; semi nerastri, alati, maturanti in due anni. Fiorisce in aprile e maggio.

Il Pino calabrese ha un areale limitato al bacino mediterraneo orientale, dall’Anatolia e dalla Siria sino alla Grecia. In Italia fu descritto da Tenore per l’Aspromonte, che lo denominò Pinus  brutia (da Ager brutius = Calabria) ma è dubbio che la specie vi sia effettivamente indigena; è più probabile che vi sia stata introdotta con la coltivazione.

Specie eliofila e xerofila, è assai frugale e indifferente al substrato. Si trova ora in numerosi

immagine di pino calabrese
Pino calabrese

rimboschimenti dell’area mediterranea, nei quali è stato adottato, di solito sotto il nome di Pino parolino o paroliniano, per la valorizzazione dei terreni aridi e rocciosi.

Il Pino Calabrese presenta molte affinità con il Pino d’Aleppo, sul quale ha il vantaggio di un tronco meno irregolare, di un più rapido accrescimento e di una maggiore resistenza al freddo. I caratteri del legno e le utilizzazioni sono in tutto simili a quelle del Pino d’Aleppo.

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