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Sicurezza sul Lavoro – Cos’è e A Cosa Serve?

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, si intende l’insieme delle norme e dei comportamenti atti a rendere salutari e sicuri i luoghi in cui si lavora. Questo per ridurre al minimo i rischi a cui i lavoratori sono esposti durante l’orario di lavoro, eliminando gli eventuali infortuni e la possibilità di andare in contro alla malattia professionale. Parlare del lavoro significa addentrarsi in un argomento fondamentale della vita. Può essere definito il mezzo necessario per mantenersi e creare i presupposti della nostra vita attuale, ma non solo, è senz’altro lo strumento per svilupparla. E’ normale cercare un’occupazione che permetta, oltre che di avere mezzi di sussistenza adeguati, di realizzare anche le aspirazioni di creatività e di riconoscimento sociale.
Che lavorare quotidianamente non debba procurare danni alla salute fisica e mentale, dovrebbe essere sottinteso, anche se forse, non lo è quanto meriterebbe, se è vero che l’obiettivo della tutela e della salute del lavoro è stato stabilito dal Governo Italiano, per esempio, con la Carta 2000 per la salute e la sicurezza del lavoro approvata nella Conferenza di Genova nel dicembre 1999.
Un luogo di lavoro sicuro a tutela della salute dei lavoratori, misure igieniche e sanitarie volte alla protezione di chi svolge un determinato lavoro, il tutto regolato da enti istituzionali specifici. L’Inail è l’ente italiano che ha come obiettivo primario quello di contenere e ridurre la percentuale di infortuni sul lavoro, al fine di tutelare al meglio i lavoratori durante lo svolgimento delle loro mansioni, proteggendoli da eventuali rischi sul lavoro. Le aziende hanno inoltre l’obbligo di informare i propri dipendenti sui rischi che posso incorrere sul posto di lavoro. Oltre ai dipendenti delle aziende anche il personale sanitario deve ricevere una formazione completa in materia di salute e sicurezza sul lavoro tramite seminari e convention sul tema.

Corso Sicurezza sui Luoghi di Lavoro

I corsi di formazione sulla sicurezza lavoro sono previsti sia per le aziende pubbliche che per quelle private, rivolgendosi a tutti i professionisti che ricoprono vari ruoli di competenza all’interno del loro ambiente lavorativo. L’attenzione riguardo questa importante e delicata materia viene alimentata tramite incentivi sostenuti proprio dall’Inail:
  • Incentivi economici: supporto economico volto al ,miglioramento di salute e sicurezza sul lavoro anche tramite miglioramenti tecnologici e di organizzazione pratica;
  • Agevolazioni finanziarie per le aziende: aumento di agevolazioni per tute le ditte che investono nel miglioramento della salute e sicurezza sul lavoro tramite interventi concreti e mirati.

Cosa Dice la Legge Sicurezza sul Lavoro?

La legge sicurezza sul lavoro è piuttosto chiara: corsi e formazione per la tutela del dipendente rappresentano un onere OBBLIGATORIO per le aziende. Le normative che riguardano la sicurezza sul lavoro sono molteplici e vengono tutte racchiuse all’interno del Testo Unico, il raccoglitore ufficiale di norme riguardanti una determinata materia.
Nel nostro Paese è stato redatto il testo unico sulla sicurezza sul lavoro con decreto legislativo n.106/2009

Queste normative di sicurezza lavoro spaziano in 6 categorie:

  1. Regole per ambito e applicazione: quali attività sono soggette all’obbligo imperativo di queste regolamentazioni sulla sicurezza lavoro e come devono essere applicate.
  2. Regole sulle figure necessarie obbligatorie: FIGURE INTERNE ALL’AZIENDA – nomina del responsabile del servizio prevenzione e protezione, RSPP; – nomina di uno o più addetti antincendio; – nomina di uno o più addetti al primo soccorso; – nomina del rappresentante dei dipendenti per la sicurezza, RLS; FIGURE ESTERNE ALL’AZIENDA – scelta del medico del lavoro
  3. Regole riguardanti i corsi di formazione:
  4. Regole sulla prevenzione di incidenti sul lavoro:
  5. Obbligo DVR, documento di valutazione del rischio:
  6. Obbligo su Certificazioni e SGSSL:
La legge 626, ha strutturato questo settore, e l’attenzione è sempre maggiore, per l’evidenziarsi di problematiche diverse che vengono alla luce in base all’esperienza acquisita. L’Unione Europea, ha dimostrato una particolare attenzione: per esempio, con il 4° Programma Quadro ha lanciato un progetto di ricerca denominato: “Biomed 2”, che si svolge su molti livelli, comprendenti anche il settore del cleaning, con lo studio: “Il rischio nel lavoro delle Pulizie”.
Il summenzionato studio, che ha visto la collaborazione di molte università, ha impegnato nell’effettuazione di numerosi test, per un periodo di oltre quattro anni, ricercatori di Danimarca, Finlandia, Germania e Italia (nel nostro paese è stata coinvolta l’Università degli Studi di Milano). La ricerca ha evidenziato il fatto che gli operatori nel settore “cleaning” risultano essere esposti a seri rischi in relazione all’uso di attrezzature non adatte. Tutto ciò provoca danni fisici a medio e lungo termine, in modo particolare disturbi dell’apparato muscoloscheletrico, dovuti alla mancanza di ergonomicità delle attrezzature e dei macchinari specifici. Nell’80% circa degli uffici, scuole e istituzioni, la pulizia si svolge manualmente e con l’utilizzo di attrezzi manuali: il compito fondamentale dei costruttori e progettisti è certamente quello di sviluppare costantemente nuovi concetti per migliorare l’ergonomia di questi attrezzi con conseguente beneficio fisico degli operatori del settore.. A livello europeo ciò costituisce una sfida difficile perché nella maggioranza dei casi, le regolamentazioni attengono all’uso delle macchine elettriche e grandi utensili, trascurando spesso le attrezzature manuali di larghissimo uso. Tutto ciò ha ripercussioni economiche  rilevanti: statistiche citate anche in autorevoli riviste che si occupano del settore dimostrano che il 52% delle malattie da lavoro sono causate non dal uso improprio di macchinari elettrici bensì da piccoli e ripetitivi traumi provocati dall’uso di attrezzature manuali scarsamente adatte. L’uso di macchine, che riducendo lo sforzo umano, migliora il benessere dell’operatore , non limita solamente i danni fisici, ma aumenta anche la produttività e la qualità del lavoro svolto. Purtroppo però anche i “macchinari” sono evidentemente, nel mirino del lavoro commissionato dalla UE.macchinari per pulizie Se infatti, pur essendo all’altezza e sicuri per quanto riguarda rischi da fulminazione elettrica, in generale non tengono conto al livello di progettazione delle caratteristiche fisiche dell’utente che in questo settore risulta essere nella maggioranza dei casi di sesso femminile.
Un esempio lampante è dato dalla macchina  più comunemente utilizzata, la monospazzola, che spesso è adoperata per lunghi periodi continuativi: è importante quindi che l’attenzione, già a livello di progettazione sia focalizzata sulla ergonomicità e facilità d’uso dell’utensile. Lo studio commissionato dall’Unione Europea, ha messo in rilievo che anche sotto questo aspetto il problema chiave è una mancanza importante di informazione e addestramento del settore.

Documenti Necessari della Sicurezza sul Lavoro

  • DVR: Documento di valutazione dei rischi (d.lgs 81/08)
  • DVR semplificato: Documento di valutazione dei rischi (d.lgs 81/08) per le aziende con < di 10 dipendenti
  • DUVRI: Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze
  • DVRSL: Documento di valutazione da rischio stress sul lavoro (correlato al DVR)
  • PO: Procedure operative di sicurezza
  • PEEP: Piano di emergenza ed evacuazione con planimetrie

Responsabili della sicurezza sul lavoro

Innanzi tutto il datore di lavoro è incaricato a garantire la sicurezza sul lavoro dei propri dipendenti, il quale deve assolvere alcuni adempimenti previsti dalla legge, per salvaguardare la salute psicofisica dei lavoratori. Il datore deve rilasciare informazioni riguardo ai rischi a cui si può
la sicurezza sul lavoro
Definizione di sicurezza sul lavoro: garanzia di un ambiente sicuro, funzionale e umano per dipendenti.
andare in contro svolgendo un determinato lavoro, come ad esempio sostanze chimiche con cui è possibile venire in contatto oppure la pericolosità di utilizzo di alcuni macchinari, facendo in modo di prevenire qualsiasi danno ai lavoratori. Il datore deve compilare il Documento per la Valutazione dei Rischi, dove si attestano le misure preventive attuate per proteggere i lavoratori, indicando il medico competente in azienda.

Come diventare responsabile della sicurezza sul lavoro?

Per diventare RSPP, Responsabile del Servizio di Prevenzione e protezione sul lavoro, è necessario possedere un titolo di studio equiparato al diploma di maturità e avere un attestato di frequenza a specifici corsi di formazione sulla sicurezza, sulla prevenzione dei rischi, sulla gestione delle attività tecnico amministrative dell’azienda. I corsi vengono attivati da molte aziende italiane, ai quali è possibile iscriversi anche attraverso piattaforme e-learning.

Prodotti per la sicurezza sul lavoro

Vediamo con esempi pratici quali sono gli accessori che svolgono un ruolo protettivo nei confronti del lavoratore. Chi lavora in una fabbrica metalmeccanica, dovrà essere dotato di casco anti urto, di scarpe antinfortunistiche con puntale in ferro, chi lavora in un’acciaieria dovrà essere munito di particolari guanti ignifughi, di occhiali appositi per i lavori di saldatura, nonché di abbigliamento protettivo. Le norme sulla sicurezza sul lavoro vengono applicate in tutti i luoghi di lavoro, anche negli uffici, dove i rischi sono praticamente nulli, ma è nelle fabbriche che sono davvero necessarie. La sorveglianza sanitaria riguarda anche analisi periodiche del sangue, della vista e dell’udito dei lavoratori.

Per la sicurezza igienica

Per l’igienizzazione dei piani di lavoro vengono utilizzati specifici detergenti che mirano a una profonda sanificazione dell’ambiente, eliminando germi e batteri. Per quanto riguarda invece l’abbigliamento antinfortunistico è bene rivolgersi a ditte specializzate che lavorano nel campo da anni. In Italia queste aziende sono molto numerose in tutte le maggiori città. Dalle scarpe agli occhiali, dalle tute protettive, alle mascherine anti polvere alle cuffie insonorizzanti.

Rischi sul Lavoro

Malattie professionali

Le malattie professionali più o meno gravi, gli incidenti o i semplici infortuni che accadono sul lavoro sono solo la parte “visibile” del problema. Ci sono molti altri aspetti che ampliano la questione, e che meritano seria considerazione come le patologie il cui insorgere non è forse causato direttamente dall’attività lavorativa, ma è facilitato da situazioni di lavoro (Work Related Disorders WRD – patologie correlate al lavoro). Inoltre, le tecnologie sempre più avanzate, i cambiamenti socio-economici e altri fattori hanno evidenziato altre condizioni di cui ora è necessario tenere conto. Ad esempio, il tempo dimostra in modo sempre più evidente la correlazione tra esposizioni professionali anche a dosi basse e diluite nel tempo, con problemi cronici che si sovrappongono ad effetti dovuti all’età e all’inquinamento ambientale. Oltre ai tumori e leucemie, altre patologie stanno emergendo e tra queste in particolare le patologie muscolo scheletriche (Work Related Musculoskeletal Dosorders – WRMD o Cumulative Traume Disorders – CTD), comprendenti principalmente le lombalgie, l’ernia del disco lombare o cervicale, la sindrome del tunnel carpale, le tendiniti della mano, del gomito, della spalla, tipicamente dovute all’accumulo di tensioni di tipo biomeccanico, come vibrazioni, postura inadatta, uso della forza, ripetitività dei movimenti.
Da non trascurare, né sottovalutare sono le malattie da definire meno “visibili“: secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), si prevede che le malattie neuropsichiatriche in generale avranno un peso crescente sulla società, alcuni addirittura prevedono che i “disturbi da fattori relazionali” siano destinati a divenire la patologia da lavoro prevalente in futuro.

Rischi degli operatori del settore pulizie

La sicurezza lavoro è stata – ed è – uno tra i principali problemi che riguardano ogni categoria di lavoratori, e anche se il settore dell’edilizia risulta essere il più interessato in quanto, ancora oggi, è il campo lavorativo in cui si verificano il maggior numero di infortuni, a volte mortali, anche il settore delle pulizie ordinarie merita una particolare attenzione, considerando attentamente tutti i rischi a cui va incontro il lavoratore di questo settore, a partire da quelli elettrici (avendo a che fare con macchinari), chimici (manipolando detergenti) e biologici.

Aziende ed Enti Coinvolti

L’Anfos, l’Associazione Sindacale dei Lavoratori, offre la possibilità di effettuare corsi di formazione online, per chi ha poco tempo da dedicare a lezioni in aula. Chiamando il numero verde o compilando l’apposito format presente sul sito ufficiale dell’associazione. Il percorso formativo che sicurezza viene offerto a un prezzo molto modesto, insegna quali sono le norme preventive da applicare in materia di sicurezza sul lavoro e rilascia l’attestato di partecipazione a fine corso che serve per diventare responsabile della sicurezza. Contattandoci al numero verde è possibile iscriversi a uno dei corsi online sulla sicurezza sul lavoro. Attraverso una piattaforma tecnologica è possibile acquisire professionalità ed esperienza in materia. La visione del materiale, il tutor e il test finale sono del tutto gratuiti. Se l’esito sarà positivo si pagherà una somma di denaro per il test di valutazione finale e l’ottenimento dell’attestato di partecipazione. Altre aziende leader nel campo della consulenza, della sorveglianza sanitaria e della formazione in campo della sicurezza sul lavoro si sono poste da sempre come obiettivo, un business etico fondato sul rispetto e sulla tutela dei propri lavoratori dipendenti. Vengono proposti diversi corsi di formazione volti alla sicurezza delle aziende, dei lavoratori e sulle norme antincendio. I corsi possono essere seguiti online, comodamente da casa. Tra i settori produttivi che registrano le maggiori incidenze annuali di infortuni si trovano il settore agricolo (170.000 incidenti registrati), il minerario e delle costruzioni (100.000 decessi causati da amianto). La maggior parte delle imprese che denunciano alte incidenze di infortuni sul lavoro sono le piccole e medie imprese (PMI). Calcolando i costi di morti, feriti, assenze dal lavoro ed invalidità, il fenomeno causa un danno economico pari al 4% del prodotto interno lordo mondiale. Nell’Unione europea, le PMI occupano circa i due terzi della popolazione attiva e costituiscono una delle maggiori sfide in materia di sicurezza e salute per il prossimo futuro. In ambito comunitario gli infortuni sul lavoro, soprattutto nelle piccole e medie imprese costituiscono uno dei temi prioritari da affrontare, in quanto gravano pesantemente sull’economia comunitaria, oltre che sui lavoratori e le loro famiglie. Ad esempio, secondo Eurostat, nel 1996 si sono verificati nell’UE 4.8 milioni di infortuni con 5.500 decessi e 146 milioni di giornate lavorative perse. A livello nazionale i dati confermano una situazione da tempo riconosciuta come grave, nel solo anno 2001 si sono verificati in Italia un milione di incidenti sul lavoro, di cui 1300 mortali. I riflessi economici di questa situazione costituiscono un onere per la comunità pari a 28 miliardi di euro. (Dati INAIL 2003). Il problema investe in maniera particolare le PMI e le micro imprese, nelle quali il tasso di incidenza di infortuni risulta circa doppio rispetto a quello di aziende più grandi.

NUOVA DEFINIZIONE EUROPEA DI PMI

La nuova definizione di piccola e media impresa definita nel maggio 2003 dalla Comunità Europea estende il concetto di impresa ad ogni struttura che esercita un’attività economica a prescindere dalla sua forma giuridica. L’estensione ha come conseguenza di includere tra le imprese anche attività artigianali a titolo individuale o familiare. In particolare si definisce media impresa quando il numero dei dipendenti è inferiore a 250, piccola quando il numero di dipendenti è inferiore a 50 ed infine, micro impresa quando il numero di dipendenti è inferiore a 10. Da un punto di vista economico e sociale, le PMI hanno un ruolo rilevante in quanto rappresentano il 99% di tutte le imprese nella UE e costituiscono 65 milioni di posti di lavoro. Ebbene, proprio in queste strutture produttive, ancora oggi, si riscontra un alto tasso di incidenti e quindi sono necessarie misure ad hoc realizzabili attraverso programmi di informazione, sensibilizzazione e prevenzione dei rischi. Per le piccole imprese, i rischi professionali costituiscono raramente la preoccupazione principale date le loro limitate risorse finanziarie e la carenza di conoscenza in materia di sicurezza e salute. Stimolare l’adozione di standard più avanzati in materia di sicurezza sul lavoro, nelle PMI, è un compito che richiede lo sforzo congiunto dell’Unione europea e degli Stati membri.

PMI E SICUREZZA SUL LAVORO

In Italia, uno studio del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha evidenziato che solo la metà dei lavoratori delle PMI ha recepito il modello “partecipato” di prevenzione e sicurezza previsto dal D. Lgs. 626/94. legge sicurezza sul lavoro Per la maggior parte delle PMI la definizione di salute e sicurezza in azienda non rappresenta ancora un obbiettivo da raggiungere, ma un dovere da assolvere, o peggio solo un costo aggiuntivo nei bilanci. Ciò è dovuto a diverse cause tra cui: l’eccessiva burocratizzazione degli adempimenti del D. Lgs. 626/94, la mancata predisposizione di norme in chiave promozionale e di buone prassi, lo scarso coordinamento degli interventi da parte delle istituzioni centrali e periferiche dello Stato, la difficile applicabilità della legge in relazione agli specifici e diversi settori delle PMI; è da notare infatti, che la 626 è una normativa pensata per gli impianti fissi di grandi proporzioni. Ad oggi solo il 13% delle imprese italiane con più di 10 addetti ha realizzato attività di formazione sulla sicurezza nel lavoro, tale percentuale scende inoltre all’8,4% in aziende che impiegano tra i 10 ed i 19 addetti (Istat Eurostat). D’altronde sono proprio le piccole e medie imprese a mostrare gli indici di frequenza di infortuni più elevati, essendo spesso fortemente radicate in attività a medio ed alto rischio quali: l’utilizzo di sostanze pericolose, movimentazione manuale dei carichi, l’impiego di chimici tossici, sistemi tecnologici di produzione inadeguati.

PROGRAMMI EUROPEI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO

Tra i principali obbiettivi della Commissione europea in materia di salute e sicurezza figura la necessità di applicare la legislazione nelle PMI tenendo conto dei problemi particolari che caratterizzano questo settore. Lo sviluppo di tali obbiettivi è stato inserito nei piani dell’Agenda sociale europea per gli anni 2002 / 2006. La Commissione europea tratta questo tipo di problematiche attraverso l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro che ha sede a Bilbao in Spagna, ed è formata da rappresentanti di tutti gli stati membri dell’Unione. Nell’ambito delle iniziative per il semestre di Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea, si è tenuto a Roma (ottobre 2003) un convegno internazionale su tematiche rilevanti per la sicurezza nelle PMI. I temi, scelti in accordo con le strategie comunitarie ed i programmi annuali dell’Agenzia europea, hanno riguardato la prevenzione dei rischi derivanti dall’utilizzo di sostanze pericolose, l’educazione alla salute, la responsabilità sociale delle Imprese e la sicurezza nelle PMI:

A) PROGRAMMI DI FINANZIAMENTO PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI.

Nell’ambito dell’organizzazione delle proprie attività ed in seguito alla decisione del Consiglio, l’Agenzia europea gestisce il programma di finanziamento del Parlamento europeo in materia di salute e sicurezza nelle PMI europee. Il programma, nel suo primo anno di esercizio (2001 2002), ha avuto il fine di promuovere la prevenzione a livello aziendale favorendo la diffusione di informazioni tecniche, scientifiche, economiche e di buona prassi tra tutti coloro che sono coinvolti nelle questioni riguardanti la salute e la sicurezza del lavoro, al fine di ridurre la percentuale di incidenti a carico del personale delle PMI. Ciò è avvenuto attraverso il finanziamento di 51 progetti (16 transnazionali e 35 su scala nazionale), riguardanti un’ampia gamma di settori e di rischi, scelti tra le 450 richieste di finanziamento pervenute da tutti gli stati dell’Unione europea. Le valutazioni sono state effettuate in accordo con i governi nazionali, i rappresentanti di imprenditori e lavoratori, esperti indipendenti di settore e delegati della Commissione europea. Molti dei progetti, sovvenzionati con importi variabili tra 25.000 e 190.000 euro, hanno affrontato problemi specifici dell’industria quali: gli infortuni nel settore edile, in quello metalmeccanico, della carta e grafica, dei trasporti, la possibilità (attraverso l’applicazione del tutoring) per le PMI di assorbire la competenza accumulata dalle grandi aziende senza eccessivi oneri finanziari. Le categorie interessate hanno potuto beneficiare di soluzioni pratiche finalizzate alla sicurezza nel loro settore specifico. Notevole è stato anche il ventaglio di soluzioni innovative che il programma ha proposto come ad esempio lo studio di metodi adatti ad affrontare il rischio di esplosioni nel settore metalmeccanico o a prevenire incidenti nel settore della cantieristica navale. I risultati dei progetti non sono solo interessanti, ma risultano anche flessibili poiché si possono trasferire a campi diversi da quelli per il quali sono stati studiati. L’importo complessivo investito per il primo esercizio è stato superiore ad otto milioni di euro. Il secondo programma (2002 / 2003) è attualmente in corso, mentre possono essere già inviate le candidature per il terzo programma (2003 / 2004).

B) ELIMINAZIONE O SOSTITUZIONE DI SOSTANZE PERICOLOSE PER RIDURRE I RISCHI.

Secondo gli studi dell’Agenzia europea nel mondo esistono 16 milioni di agenti chimici, di cui 10 mila sono prodotti in quantità maggiori di 10 tonnellate e 30 mila sono comunemente utilizzati in ambito comunitario. I lavoratori esposti a sostanze pericolose ammontano a 32 milioni pari al 25% della forza lavoro europea. salute e sicurezza sul lavoro Di questi, il 22% è esposto all’inalazione di vapori o fumi tossici, il 3% è esposto ad agenti biologici, mentre il 16% risulta esposto per contatto a sostanze chimiche pericolose. I disturbi più comuni dovuti all’esposizione a queste sostanze sono costituiti da dermatiti, asma, patologie neuro motorie e neoplasiche (4% dei casi di tumore sono di origine professionale). Il quadro normativo europeo prevede l’obbligatorietà per i datori di lavoro di informare i lavoratori riguardo agli agenti chimici pericolosi presenti sui luoghi di lavoro, nonché ai rischi per la sicurezza, e agli equipaggiamenti e misure di protezione associati a tali agenti. I responsabili sono tenuti inoltre, a fornire queste informazioni, non solo ai lavoratori ed ai loro rappresentanti, ma anche ai datori di lavoro di qualsiasi impresa esterna interessata. Le informazioni devono essere fornite in una forma appropriata ai risultati della valutazione del rischio, che il datore di lavoro è tenuto ad elaborare entro tre mesi dall’inizio dell’attività, ed a conservare in azienda a disposizione degli organi di controllo. Oltre ai rischi presenti nel documento, vanno riportate le misure programmate e poste in opera per la riduzione dei rischi stessi (ad esempio sostituendo o diminuendo la quantità di tossico presente nel processo produttivo) ed i criteri adottati per la valutazione. Nelle aziende fino a 10 addetti, il datore di lavoro può autocertificare per iscritto l’avvenuta valutazione dei rischi. Anche tale autocertificazione può essere sottoposta a verifica da parte delle autorità autorizzate.

C) CREAZIONE DI UNA GUIDA PRATICA “ON LINE” A DISPOSIZIONE DELLE AZIENDE

Molto spesso, il personale competente per la sicurezza nelle PMI ha anche il compito di implementare le misure di sicurezza e trova difficile disporre di informazioni specifiche e pratiche in merito soprattutto alle sostanze pericolose. La direttiva quadro europea in materia stabilisce che occorre sostituire ed eliminare ove sia possibile, o altrimenti ridurre l’utilizzo di sostanze pericolose, al fine di diminuire i rischi. Per facilitare l’applicazione della direttiva, in occasione della Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro 2003, l’Agenzia europea ha raccolto in una guida “on line” una serie di esempi di buona prassi (19 da tutta l’Europa) relativi ai metodi per trasferire efficacemente le informazioni ai destinatari. L’intento è di migliorare le condizioni di lavoro favorendo il flusso di dati tecnici, scientifici ed economici tra gli interessati. Grazie a questo nuovo strumento web, consultabile in 11 lingue diverse, sarà possibile accedere a dati riguardanti i rischi derivanti da agenti chimici, fisici e biologici; inoltre, saranno disponibili link dei siti di informazione di oltre 100 istituzioni europee che operano nel campo della sicurezza e salute. Nella ricerca, gli utenti disporranno di un panel di 40 argomenti chiave quali ad esempio prevenzione degli infortuni da sostanze chimiche o l’indicazione di attrezzature di protezione individuale. L’informazione offrirà approfondimenti tematici su diversi argomenti tra cui l’amianto. Vengono riportate, inoltre, rassegne di casistica in cui sostanze pericolose sono state efficacemente sostituite in alcuni luoghi di lavoro ed i limiti di esposizione professionale a sostanze pericolose. In conclusione, si può affermare che il fine di questa prima campagna paneuropea sulla sicurezza è di aiutare i rappresentanti della sicurezza e tutte le altre istituzioni aziendali interessate (dirigenti, lavoratori, organizzazioni sindacali, ecc.) ad introdurre una politica di partecipazione pratica a queste problematiche, affinché il proprio posto di lavoro diventi un luogo più sicuro e più salubre.
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