Cosa sono le infezioni nosocomiali?
Le infezioni nosocomiali, note anche come infezioni correlate all’assistenza (ICA), rappresentano una delle principali sfide della sanità moderna. Ogni anno, migliaia di pazienti contraggono infezioni all’interno di ospedali, case di cura o strutture sanitarie, spesso a causa della presenza di microrganismi resistenti e di pratiche igieniche non sempre ottimali.
Queste infezioni possono manifestarsi 48 ore dopo il ricovero, ma anche a distanza di giorni dall’intervento. Secondo l’ECDC, circa il 7% dei pazienti ricoverati sviluppa un’infezione ospedaliera. In Italia, si stimano tra 450.000 e 700.000 casi all’anno, con impatto significativo su mortalità e durata della degenza.
Cause e modalità di trasmissione
Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria si sviluppano in ambienti ad alto rischio, in presenza di pazienti fragili, strumenti invasivi o dispositivi medici contaminati. Di seguito i principali fattori di rischio.
Contatto diretto
Il contatto fisico tra operatore sanitario e paziente è una via primaria di trasmissione. Le mani non igienizzate rappresentano uno dei principali veicoli della trasmissione delle infezioni.
Ambiente
Superfici, apparecchiature e aria possono ospitare microrganismi patogeni come MRSA, Clostridium difficile, Acinetobacter, Pseudomonas aeruginosa e Klebsiella pneumoniae (spesso produttori di ESBL). Possono sopravvivere per giorni su letti, maniglie, sonde, tastiere e altre superfici di uso comune.
Procedure mediche
Cateteri vescicali, accessi venosi, intubazioni, ventilazione meccanica e interventi chirurgici rappresentano condizioni ad alto rischio. Questi dispositivi possono introdurre direttamente batteri nel corpo, superando le difese naturali.
Prevenzione delle infezioni nosocomiali
La prevenzione delle infezioni ospedaliere si basa su protocolli rigorosi di igiene ospedaliera e formazione continua del personale sanitario e controlli sistematici. L’obiettivo è la riduzione dell’incidenza delle infezioni più comuni, tra cui quelle urinarie e del sito chirurgico.
Igiene delle mani
Il lavaggio corretto delle mani, secondo le linee guida di prevenzione dell’OMS, è la misura più semplice e incisiva per il controllo delle infezioni ospedaliere.
Sterilizzazione
La sterilizzazione degli strumenti medici e delle superfici è essenziale per prevenire contaminazioni crociate. Devono essere usati prodotti validati e rispettati tempi e concentrazioni secondo protocollo.
Formazione del personale
Il personale deve ricevere formazione continua sul contrasto delle infezioni, la gestione dei dispositivi sterili e le buone pratiche cliniche, in linea con quanto previsto da infect control hosp epidemiol.
Importanza della diagnosi precoce
Una diagnosi tempestiva consente l’identificazione dell’agente patogeno tramite antibiogramma e altri esami microbiologici, permettendo l’avvio di una terapia mirata. Sintomi come febbre improvvisa, alterazione dei parametri vitali e infezioni respiratorie devono essere valutati subito per prevenire la diffusione delle infezioni e limitare l’uso inappropriato di antibiotici.
Le direzioni sanitarie, per monitorare la situazione, devono redigere report periodici e comunicare alle direzioni sanitarie al fine di monitorare i germi patogeni-sentinella.
Chiariamo alcuni dubbi
Come l'uso improprio di antibiotici contribuisce alla selezione di batteri resistenti in ospedale?
L’uso scorretto degli antibiotici favorisce la selezione di batteri multiresistenti. Somministrazioni inadeguate eliminano solo i ceppi più deboli, lasciando spazio a microrganismi resistenti, come quelli produttori di ESBL. Questo incrementa il rischio di infezione in ambienti ospedalieri.
Qual è il ruolo dell'uso appropriato degli antibiotici nella prevenzione delle infezioni ospedaliere?
Un uso responsabile degli antibiotici riduce la diffusione dei patogeni resistenti e aiuta a prevenire le infezioni ospedaliere. Seguire i protocolli terapeutici è una delle strategie di prevenzione più efficaci.
Quali sono i dati più recenti sulla diffusione delle infezioni ospedaliere in Italia e nel mondo?
Secondo l’ECDC, circa il 7% dei pazienti ricoverati in Europa sviluppa un’’infezione correlata all’assistenza. In Italia si registrano tra 450.000 e 700.000 infezioni contratte ogni anno. Le più comuni sono le infezioni respiratorie, le infezioni del catetere e le infezioni del tratto urinario.
Quali procedure mediche aumentano il rischio di infezioni ospedaliere?
Intubazioni, cateteri, sonde, accessi venosi centrali e interventi chirurgici sono tra le cause delle infezioni nosocomiali. In assenza di adeguata prevenzione, queste procedure possono causare infezioni gravi e aumentare l’incidenza di infezioni acquisite.
Perché il controllo delle infezioni ospedaliere è un indicatore di qualità per una struttura sanitaria?
Un basso numero di infezioni nosocomiali rappresenta un buon indice di qualità dell’assistenza. Il controllo della trasmissione di infezioni e la prevenzione e il controllo delle ICA sono responsabilità fondamentali delle direzioni sanitarie.
Come si curano le infezioni nosocomiali e chi supervisiona la terapia?
La terapia antibiotica è definita in base a test di sensibilità (antibiogramma) e supervisionata da un infettivologo. Nei casi più complessi, è possibile chiedere il risarcimento o ottenere un risarcimento in sede legale se vi è responsabilità medica, anche secondo la Corte di Cassazione.
Che cos'è la sepsi e quale impatto ha in ambito ospedaliero?
La sepsi è una risposta infiammatoria sistemica a una infezione batterica, spesso causata da infezioni nosocomiali legate a dispositivi o ferite chirurgiche. Rappresenta una delle più gravi complicanze intraospedaliere.
Come vengono identificate e diagnosticate le infezioni ospedaliere?
Si eseguono colture microbiologiche, test molecolari e antibiogrammi. Le segnalazioni vanno incluse nella redazione di un report da parte della struttura e nella parte delle direzioni dei reparti coinvolti nelle infezioni.

La disinfezione di routine delle superfici è stata per lungo tempo considerata una componente importante dell’igiene ospedaliera. Il significato di questa disinfezione costituisce ancora oggi l’oggetto di controversia nei paesi germanofoni. Studi provenienti da diversi gruppi e spesso realizzati con prelievi microbiologici estesi hanno dimostrato che la contaminazione ambientale negli ospedali (in modo particolare dei pavimenti) può essere ridotta sostituendo la disinfezione ad
una semplice pulizia (la riduzione passa da circa 80% a 95-99%).
Ciononostante questo effetto è osservato solo durante un breve periodo: 2 ore dopo la disinfezione il numero di germi raggiunge nuovamente il valore iniziale.
Finora nessuno studio ha dimostrato un rapporto tra la disinfezione delle superfici e una riduzione delle infezioni ospedaliere nosocomiali. Molti paesi (Finlandia, Svezia, Norvegia, Francia, Portogallo e Italia) raccomandano quindi un piano di disinfezione mirato, nel quale una semplice pulitura è sufficiente per la maggior parte delle superfici.
I microrganismi presenti sulle superfici sono per la maggior parte del tempo trasmessi ai pazienti tramite le mani. Una disinfezione appropriata permette quindi di evitare questa contaminazione e di ridurre il rischio di trasmissione ai pazienti. Questo è sicuramente più importante rispetto alla disinfezione delle superfici.
Malgrado ciò, numerosi studi mostrano che la conformità del personale raggiunge raramente il 40-50% anche nelle fasi di studio.
L’allergia ai prodotti disinfettanti è un altro argomento che si oppone alla disinfezione di routine delle superfici. Si tratta di una delle malattie professionali più frequenti per il personale di cura e di pulizia. Inoltre i prodotti disinfettanti sono eliminati negli scarichi, dove possono esercitare la loro attività antibatterica e nel peggiore dei casi possono ridurre la quantità di microrganismi necessari per il trattamento dell’acqua di scarico.
Infine l’uso eccessivo di questi prodotti può anche condurre teoricamente allo sviluppo di resistenze.
Ciononostante due studi hanno chiaramente dimostrato che una disinfezione delle superfici è necessaria se i pazienti sono portatori di StaphyZococcus aureus meticillino-resistenti (MR-SA) e di enterococchi resistenti alla vancomicina. Questi due microrganismi possono sopravvivere sulle superfici per settimane e essere quindi trasmessi. L’acquisizione di microrganismi sulle mani a partire dalle superfici

L'igiene ospedaliera è la migliore prevenzione!
è stata dimostrata in una situazione clinica sperimentale partendo dalle tastiere dei computer.
Gli MRSA costituiscono un problema d’importanza crescente anche nella comunità. Una trasmissione tramite una sauna è stata descritta in Alaska. L’emergenza degli MRSA con resistenza alla vancomicina rafforza la necessità di prendere delle misure per evitare la disseminazione di questo germe. Anche i bacilli Gram negativi possono colonizzare le superfici, come per esempio Stenotrophomonas maltophilia nell’ambito della mucoviscidosi. Le spore di Clostridium difficile possono pure essere facilmente evidenziate (nel 37% dei casi) in camere di pazienti con diarrea.
Delle salmonelle sono state messe in evidenza nelle toilette fino a 50 giorni dopo una contaminazione artificiale. Un’epidemia causata da una salmonella resistente ai chinoloni è stata messa in relazione con delle superfici e dei materassi contaminati. Questi dati suggeriscono che una decontaminazione (una riduzione del numero di germi) delle superfici permette di ridurre il rischio di trasmissione di microrganismi, sia la decontaminazione è realizzata con una pulizia meccanica o combinata a una disinfezione.
Il miglior mezzo per pervenire a una riduzione della carica batterica non è stato ancora scientificamente stabilito per ogni situazione. Ecco perché gli esperti hanno formulato delle raccomandazioni spesso diverse secondo la loro valutazione dei fatti menzionati sopra.

A dispetto di questa situazione poco chiara sul piano scientifico, i servizi di pulizia chiedono delle raccomandazioni da parte dell’igiene ospedaliera. Una disinfezione chimico-meccanica è sempre raccomandata dopo una contaminazione accidentale. Il gruppo Swiss-NOSO raccomanda una disinfezione di routine delle superfici nelle camere che ospitano pazienti portatori di germi multiresistenti.
Nelle camere dove c’è un susseguirsi rapido di pazienti e in quelle dove soggiornano pazienti con diverse malattie sotto-giacenti, è possibile che una disinfezione di routine delle superfici permetta di diminuire il rischio di trasmissione di germi multiresistenti. Questa disinfezione non è tuttavia necessaria nelle unità o le camere normali.
In tutti i casi è importante scegliere un prodotto disinfettante con un alto potere detergente in modo da evitare di dover trattare due volte le stesse superfici. Inoltre, il prodotto deve essere possibilmente biodegradabile e non deve essere vaporizzato. I prodotti a base di glutaraldeide sono stati i disinfettanti di scelta per decenni e sono stati soppiantati dalla formaldeide. L’odore può però essere sgradevole e bisogna assicurare una buona aerazione delle camere. Ci sono oggigiorno sul mercato dei prodotti equivalenti sul piano microbiologico che permettono una buona pulizia e una disinfezione.
Nell’applicazione di un prodotto, raccomandiamo di usare dei dosatori oppure di far preparare la soluzione in farmacia. I disinfettanti che devono essere preparati direttamente dal personale delle pulizie non sono raccomandati nella misura in cui la concentrazione utilizzata non può essere verificata. E’ in questo modo che si è sviluppata un’epidemia recentemente descritta, la cui causa è stata attribuita a delle concentrazioni insufficienti di disinfettanti e ad un’applicazione sbagliata del prodotto: dei 28 bambini colpiti, 11 hanno presentato uno choc settico e 2 sono morti. Tutte le procedure, comprese quelle riguardanti la protezione del personale devono essere consegnate per scritto in modo da minimizzare eventuali errori o incomprensioni.
Cause e modalità di trasmissione